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San Carlone di Arona

12-05-2026 14:43

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Arona, lago-maggiore, arona,

San Carlone di Arona

Sopra la città di Arona, su una collina che domina il Lago Maggiore, si erge una figura immensa, austera e silenziosa. Da secoli osserva il lago e le montagne

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Sopra la città di Arona, su una collina che domina il Lago Maggiore, si erge una figura immensa, austera e silenziosa. Da secoli osserva il lago, le montagne e i paesi circostanti con lo sguardo rivolto verso sud, quasi a proteggere simbolicamente quelle terre. È il San Carlone, il gigantesco Colosso di San Carlo Borromeo, uno dei monumenti più affascinanti e misteriosi del Nord Italia.

 

Chi arriva ad Arona per la prima volta spesso rimane colpito da quella presenza quasi irreale: una statua enorme che emerge tra gli alberi, visibile anche da lontano, come un guardiano antico del Lago Maggiore.

 

Un gigante nato nel Seicento

Il monumento venne dedicato a San Carlo Borromeo, una delle figure religiose più importanti della Controriforma cattolica. Nato ad Arona nel 1538, Carlo Borromeo fu cardinale e arcivescovo di Milano, ricordato per il suo rigore spirituale, le opere caritative e l’influenza enorme sulla Chiesa del tempo.

 

Dopo la sua canonizzazione, la famiglia Borromeo volle celebrare il santo con un’opera monumentale che rendesse eterno il suo ricordo. L’idea originaria era addirittura quella di costruire un enorme complesso sacro, ma il progetto completo non fu mai terminato. Ciò che venne realizzato, però, bastò a rendere il luogo unico: una statua colossale alta circa 35 metri, compreso il piedistallo.

 

Per il Seicento era qualcosa di straordinario. La struttura interna venne costruita in muratura e ferro, mentre l’esterno fu rivestito da lastre di rame battuto modellate a mano. Un’impresa tecnica impressionante per l’epoca.

 

L’emozione di trovarsi ai suoi piedi

Vederlo in fotografia non restituisce davvero la sensazione che si prova dal vivo. Quando ci si avvicina, il San Carlone appare quasi sproporzionato rispetto al paesaggio circostante. Le pieghe del mantello, le mani gigantesche, il volto severo e immobile danno l’impressione di trovarsi davanti a qualcosa di sospeso tra arte, fede e mito.

 

La statua non ha soltanto dimensioni enormi: ha una presenza particolare. In certe giornate nebbiose del Lago Maggiore, quando il cielo è grigio e il vento muove gli alberi della collina, il colosso sembra emergere lentamente dalla foschia come una figura leggendaria.

 

Dentro il gigante

Uno degli aspetti più sorprendenti del San Carlone è che si può entrare al suo interno.

Attraversando il basamento si accede a una serie di scale strette e ripide che salgono all’interno della struttura metallica. Il percorso è affascinante: il visitatore si ritrova dentro il corpo della statua, circondato da travi, ferro e superfici curve di rame.

La parte più emozionante arriva in alto, quando si raggiunge la testa del santo. Piccole aperture negli occhi, nelle orecchie e nelle narici permettono di osservare il panorama esterno.

Da lassù il Lago Maggiore appare immenso:

  • il profilo delle montagne
  • le acque che cambiano colore con la luce
  • i tetti di Arona
  • le colline piemontesi

È una prospettiva insolita, quasi simbolica: guardare il mondo attraverso gli occhi del gigante.

 

Il legame con la Statua della Libertà

Una delle curiosità più note riguarda il possibile legame tra il San Carlone e la Statua della Libertà.

 

Secondo varie fonti storiche, l’ingegnere e scultore Frédéric Auguste Bartholdi avrebbe studiato il colosso di Arona durante i suoi viaggi in Italia. La tecnica della struttura metallica rivestita in lastre di rame potrebbe aver influenzato alcune soluzioni usate poi nella Statua della Libertà.

 

Anche se il collegamento viene spesso raccontato in modo romanzato, il San Carlone rimane effettivamente uno dei grandi predecessori delle statue monumentali moderne. Una delle curiosità più note riguarda il possibile legame tra il San Carlone e la Statua della Libertà.

 

Secondo varie fonti storiche, l’ingegnere e scultore Frédéric Auguste Bartholdi avrebbe studiato il colosso di Arona durante i suoi viaggi in Italia. La tecnica della struttura metallica rivestita in lastre di rame potrebbe aver influenzato alcune soluzioni usate poi nella Statua della Libertà.

 

Anche se il collegamento viene spesso raccontato in modo romanzato, il San Carlone rimane effettivamente uno dei grandi predecessori delle statue monumentali moderne.

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