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ArcheoMuseo di Arona

10-06-2026 13:50

Mauro

Arona, Luoghi Home,

ArcheoMuseo di Arona - museo archeologico

Il museo è dedicato a Khaled al-Asaad, il celebre archeologo siriano che dedicò la propria vita alla tutela dell'antica città di Palmira

L'ArcheoMuseo Khaled al-Asaad di Arona è uno di quei luoghi che spesso passano inosservati ai turisti diretti verso il lungolago o la Rocca Borromea, ma che custodiscono una parte fondamentale della storia del Lago Maggiore. Non si tratta semplicemente di una raccolta di antichi oggetti: entrando nelle sue sale si compie un vero viaggio nel tempo, alla scoperta delle popolazioni che hanno abitato queste terre migliaia di anni prima della nascita della città moderna.

 

Il museo si trova nel cuore del centro storico di Arona, all'interno dell'antico Mercato Coperto ottocentesco di Piazza San Graziano. La struttura stessa crea un suggestivo contrasto tra passato e presente: un edificio relativamente recente ospita infatti testimonianze che raccontano oltre settemila anni di storia umana. 

 

Dal 2015 il museo è dedicato a Khaled al-Asaad, il celebre archeologo siriano che dedicò la propria vita alla tutela dell'antica città di Palmira e che divenne un simbolo mondiale della difesa del patrimonio culturale.

 

Appena si entra si comprende subito come il territorio del Basso Verbano non sia stato una semplice periferia della storia. Al contrario, le sponde meridionali del Lago Maggiore e la valle del Ticino hanno rappresentato per millenni un punto d'incontro tra popoli, culture e rotte commerciali. Il percorso espositivo accompagna il visitatore attraverso le diverse epoche, partendo dalla Preistoria e arrivando fino all'Alto Medioevo.

 

Particolarmente affascinante è la sezione dedicata ai Lagoni di Mercurago, uno dei siti archeologici più importanti dell'intero arco alpino. Oggi l'area appare come una tranquilla zona naturale poco distante dal lago, ma migliaia di anni fa ospitava villaggi palafitticoli costruiti lungo le rive degli antichi specchi d'acqua. Qui furono rinvenuti reperti straordinari che hanno permesso agli archeologi di ricostruire la vita quotidiana delle popolazioni preistoriche. Tra questi spicca la celebre ruota dei Lagoni, considerata una delle più antiche ruote mai rinvenute in Europa. Davanti alla sua ricostruzione si percepisce chiaramente quanto avanzate fossero le conoscenze tecniche di quelle comunità apparentemente lontanissime da noi.

 

Proseguendo nel percorso si entra nel mondo della Cultura di Golasecca, una civiltà che prosperò tra il IX e il IV secolo avanti Cristo nelle aree comprese tra il Lago Maggiore, il Ticino e la Lombardia occidentale. Questa popolazione rappresenta uno dei capitoli più importanti e meno conosciuti della storia dell'Italia settentrionale. I reperti esposti raccontano di un popolo di commercianti, artigiani e guerrieri che intratteneva rapporti con gli Etruschi, con il mondo celtico e persino con le colonie greche del Mediterraneo. Osservando i corredi funerari, le ceramiche e gli oggetti ornamentali si comprende come queste terre fossero già allora un crocevia di scambi e influenze culturali.

 

Le sale dedicate all'epoca celtica e romana mostrano invece il progressivo cambiamento del territorio. Armi, fibule, monete, utensili e oggetti d'uso quotidiano raccontano l'arrivo di nuove popolazioni e la successiva integrazione nell'orbita di Roma. È particolarmente suggestivo osservare come, attraverso i secoli, molte tradizioni locali siano sopravvissute pur trasformandosi sotto l'influenza delle culture dominanti.

 

Uno dei reperti più noti del museo è la cosiddetta Matrona, una piccola statuetta femminile che è diventata il simbolo stesso dell'Archeomuseo. Sebbene le sue dimensioni siano modeste, il suo valore storico e simbolico è enorme. Rappresenta infatti una testimonianza preziosa del ruolo delle figure femminili nei culti e nelle credenze delle antiche popolazioni del territorio.

 

Negli ultimi anni il museo ha saputo rinnovarsi introducendo anche tecnologie moderne e installazioni multimediali. Oggi il visitatore può esplorare ricostruzioni virtuali, contenuti interattivi e percorsi immersivi che aiutano a immaginare l'aspetto dei villaggi palafitticoli, delle necropoli e degli antichi insediamenti. Questo rende la visita coinvolgente non solo per gli appassionati di archeologia, ma anche per chi si avvicina per la prima volta a queste tematiche.

 

Dal punto di vista simbolico e culturale, l'Archeomuseo assume un significato ancora più profondo. Le sue collezioni mostrano come il territorio del Lago Maggiore sia sempre stato una terra di passaggio e di incontro. Popoli diversi si sono succeduti sulle stesse rive, lasciando tracce delle proprie conoscenze, delle proprie credenze e delle proprie speranze. Camminando tra le vetrine si ha quasi la sensazione di osservare le stratificazioni della memoria collettiva di un territorio che, pur cambiando volto nei secoli, ha mantenuto intatta la propria vocazione di ponte tra il mondo alpino e la pianura.

 

Per chi è interessato non solo alla storia ma anche agli aspetti più evocativi dei luoghi, l'Archeomuseo offre una prospettiva particolare sul Lago Maggiore: non il lago delle ville nobiliari e del turismo ottocentesco, ma quello molto più antico delle palafitte, dei mercanti golasecchiani, dei guerrieri celti e delle prime comunità che cercarono di comprendere e vivere in armonia con le acque, le foreste e le montagne che ancora oggi caratterizzano questo splendido angolo del Piemonte.

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