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Luciano Lutring, il solista del mitra sul Lago Maggiore

21-08-2026 10:40

Mauro

Home Curiosità,

Luciano Lutring - il solista del mitra

Conosciuto in tutta Europa comei “solista del mitra”, divenne famoso negli anni 60 per le rapine, le fughe rocambolesche e una vita da film

Luciano Lutring è stato uno dei personaggi più celebri e controversi della criminalità italiana del Novecento. Conosciuto in tutta Europa con il soprannome di “solista del mitra”, divenne famoso negli anni Sessanta per le rapine, le fughe rocambolesche e una vita da latitante che sembrava uscita da un film.

 

Ma la storia di Lutring non finisce con gli arresti e il carcere. Dopo gli anni della criminalità arrivò una seconda vita, completamente diversa, fatta di pittura, scrittura e di un lungo soggiorno sul Lago Maggiore. Ed è proprio qui, nel territorio del Verbano, che il celebre ex rapinatore trascorse gli ultimi anni della sua vita, fino alla morte avvenuta nel 2013 all'ospedale di Verbania.

 

Dalla Milano del dopoguerra alla malavita

Luciano Lutring nacque nel dicembre del 1937 e crebbe nella Milano del dopoguerra, in un periodo nel quale la città stava rapidamente cambiando. Il boom economico era ancora agli inizi e nelle periferie convivevano il mondo popolare, la vecchia "ligera" milanese e i nuovi modelli di ricchezza provenienti dall'America.

 

La famiglia avrebbe voluto indirizzarlo verso la musica. Il padre desiderava infatti che diventasse violinista. Ironia della sorte, proprio la custodia di un violino sarebbe diventata in seguito uno degli oggetti più caratteristici della sua leggenda criminale.

 

Lutring raccontò di aver acquistato da giovane una vecchia pistola Smith & Wesson della polizia canadese, non più in produzione e senza pallottole, che utilizzava solo per trasmettere l'aria da duro. Da quel momento iniziò ad avvicinarsi progressivamente alla criminalità.

 

La sua prima rapina, secondo il racconto da lui stesso più volte riferito, sarebbe avvenuta quasi per caso. Doveva andare alle Poste per pagare una bolletta e, durante una discussione con l'impiegato, la pistola che portava sotto la cintura venne intravista.

 

L'impiegato, credendo di trovarsi davanti a una rapina, gli consegnò il denaro. Lutring avrebbe così scoperto quanto fosse facile, almeno apparentemente, ottenere denaro attraverso le intimidazioni.

 

Perché venne chiamato “il solista del mitra”

Il soprannome che lo avrebbe reso famoso nacque da un particolare decisamente cinematografico.

Lutring era solito utilizzare una custodia da violino per trasportare le armi. Invece dello strumento musicale che i suoi genitori avrebbero voluto vedere nelle sue mani, nella custodia poteva esserci un mitra.

 

Da qui nacque l'appellativo di “solista del mitra”, destinato a diventare inseparabile dal suo nome.

 

La stampa contribuì enormemente alla costruzione del personaggio. Lutring divenne il “ladro gentiluomo”, il “nemico pubblico”, l'“Americano” e uno dei protagonisti più conosciuti della criminalità italiana degli anni Sessanta. 

 

Bisogna però distinguere la realtà dalla leggenda. Nel corso degli anni il numero delle rapine attribuitegli è variato notevolmente a seconda delle fonti. Alcune parlano di circa 280 colpi, altre di oltre 400. 

 

Anche i presunti bottini complessivi sono stati raccontati in maniera molto diversa. È quindi più corretto parlare di centinaia di rapine attribuite a Lutring senza considerare ogni cifra circolata sulla stampa come un dato certo.

 

La latitanza tra Italia e Francia

Negli anni della sua attività criminale Lutring divenne uno dei ricercati più noti d'Europa.

La sua vita da latitante era caratterizzata da continui spostamenti tra Italia e Francia e da uno stile di vita estremamente appariscente: automobili costose, alberghi di lusso, ristoranti, donne e denaro.

 

Questa esistenza contribuì a creare intorno a lui un'aura quasi romanzesca. La stampa dell'epoca lo trasformò in una sorta di antieroe della criminalità milanese, mentre le sue stesse dichiarazioni contribuirono successivamente ad alimentare il mito.

 

Ma dietro il personaggio c'erano comunque rapine, armi, inseguimenti e violenza, e la sua carriera criminale ebbe inevitabilmente una conclusione.

 

L'arresto a Parigi

La fuga terminò nel 1965 a Parigi.

Lutring venne arrestato dopo una sparatoria durante la quale rimase gravemente ferito. Secondo le ricostruzioni, venne ricoverato in condizioni molto gravi e trascorse un lungo periodo tra la vita e la morte.

 

Fu condannato in Francia e trascorse diversi anni in carcere. La sua vicenda giudiziaria ebbe poi un esito estremamente particolare: Lutring fu infatti graziato dal presidente francese Georges Pompidou e successivamente beneficiò anche della grazia del presidente italiano Giovanni Leone, nel 1977.

 

Questa doppia grazia è uno degli elementi più insoliti della sua biografia.

 

Dal carcere alla pittura

Ed è proprio durante gli anni trascorsi in carcere che cominciò la trasformazione di Luciano Lutring.

 

Lontano dalla vita della malavita, iniziò a dedicarsi alla pittura e alla scrittura. La creatività divenne progressivamente una parte fondamentale della sua nuova esistenza.

Una volta terminata la detenzione, Lutring cercò quindi di costruire un'identità completamente diversa da quella del criminale che i giornali avevano trasformato in leggenda.

 

Divenne pittore e scrittore, raccontando anche la propria esperienza attraverso libri e autobiografie. Tra le opere associate alla sua vicenda c'è Lo zingaro, autobiografia dalla quale vennero tratti anche adattamenti cinematografici.

 

Il cinema racconta il “solista del mitra”

La storia di Lutring attirò inevitabilmente l'attenzione del cinema.

Nel 1966 Carlo Lizzani diresse Svegliati e uccidi, film ispirato alla vicenda del criminale milanese, con Robert Hoffmann nel ruolo di Lutring e Lisa Gastoni tra gli interpreti.

 

Anni dopo arrivò anche Lo zingaro, pellicola ispirata alla sua autobiografia nella quale il protagonista venne interpretato da Alain Delon.

 

Il cinema contribuì ulteriormente a trasformare Lutring in un personaggio quasi leggendario, separando sempre più nell'immaginario collettivo l'uomo reale dal “solista del mitra” costruito dalla cronaca.

 

Luciano Lutring arriva sul Lago Maggiore

La parte forse meno conosciuta della sua storia è quella legata al nostro territorio.

Dopo la sua uscita dal carcere Lutring trascorse parte della sua vita sul Lago Maggiore. Negli ultimi anni risultava residente ad Arona, sulla sponda piemontese del lago.

 

È un particolare importante per la storia locale, perché collega direttamente uno dei più famosi criminali italiani del dopoguerra al territorio del Verbano.

 

Lutring non era più però il giovane rapinatore che aveva terrorizzato banche e gioiellerie. Era ormai un uomo anziano che aveva scelto la pittura e la scrittura come strumenti della sua nuova vita.

 

Il Lago Maggiore divenne quindi lo scenario dell'ultima parte della sua esistenza.

 

La morte all'ospedale di Verbania

Il 13 maggio 2013 Luciano Lutring morì all'età di 75 anni.

Negli ultimi giorni era stato ricoverato all'ospedale Castelli di Verbania, dove morì dopo una lunga malattia. La notizia venne riportata da numerose testate nazionali.

 

Il legame con il territorio fu ancora più evidente nei giorni successivi alla sua morte: i funerali vennero celebrati a Massino Visconti, località vergantina sulle alture del Lago Maggiore, nel territorio della provincia di Novara.

 

Così, dopo una vita iniziata nella Milano del dopoguerra e trascorsa tra rapine, fughe, carceri e notorietà internazionale, la storia di Lutring si concluse proprio sulle rive del Lago Maggiore.

 

Il pittore che aveva lasciato il bandito alle spalle

Negli ultimi anni Lutring amava presentarsi soprattutto come pittore.

Dipingeva anche la sua Milano, quella città che aveva conosciuto durante l'infanzia e nella quale aveva vissuto gli anni più turbolenti della sua esistenza. Le sue opere raccontavano una città trasformata dal tempo e dalla memoria.

 

Era una sorta di riscrittura della propria vita: il vecchio Lutring poteva raccontare il giovane Lutring, ma senza essere più quella persona.

 

Le cronache degli ultimi anni lo descrivono come un uomo ironico, affabile e capace di raccontare il proprio passato con grande ironia. Ma proprio questa capacità narrativa contribuì anche a mantenere vivo il mito del “solista del mitra”. 

 

Tra realtà e leggenda

La figura di Luciano Lutring continua ancora oggi a suscitare curiosità perché riunisce elementi apparentemente inconciliabili: il criminale e il pittore, il rapinatore e lo scrittore, il latitante internazionale e l'uomo che scelse il Lago Maggiore come luogo della sua ultima vita.

 

È importante, però, non confondere la fascinazione per il personaggio con una celebrazione delle sue attività criminali. Lutring fu responsabile di una lunga serie di reati e trascorse molti anni in carcere.

 

La sua storia è interessante soprattutto perché rappresenta una delle trasformazioni più sorprendenti della criminalità italiana del dopoguerra: da protagonista della mala milanese a personaggio pubblico, quindi pittore e scrittore.

 

E per chi vive nel Verbano c'è un ulteriore motivo di interesse.

 

Il nome di Luciano Lutring appartiene ormai anche alla storia del Lago Maggiore. Arona fu la sua casa negli ultimi anni, Verbania fu il luogo della sua morte e Massino Visconti quello del suo ultimo saluto.

 

Una vicenda iniziata nella Milano degli anni Cinquanta e Sessanta e finita sulle sponde del Lago Maggiore, dove il “solista del mitra” aveva ormai lasciato spazio a Luciano Lutring, il pittore e scrittore che aveva cercato di trasformare la propria vita e di raccontarla attraverso l'arte.

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