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Cobianchi di Omegna: la storia dell’antica industria

27-08-2026 09:24

Mauro

Omegna (VCO), Curiosità, Home Curiosità,

Cobianchi di omegna

Omegna deve una parte importante della propria storia industriale alle famiglie imprenditoriali e la Cobianchi occupa un ruolo molto importante

Dalla lavorazione del filo di ferro alla grande industria: la storia della famiglia Cobianchi e di una delle realtà che hanno segnato lo sviluppo industriale di Omegna.

Omegna deve una parte importante della propria storia industriale alle famiglie imprenditoriali che, tra Ottocento e Novecento, seppero trasformare le risorse del territorio in vere e proprie attività produttive. Tra queste occupa un posto particolare la famiglia Cobianchi, legata alla nascita di uno dei più importanti stabilimenti metallurgici della città.

La vicenda della ditta Cobianchi affonda le proprie radici nel 1857, quando Vittorio Cobianchi fondò a Omegna una piccola azienda destinata alla produzione di filo di ferro. Quella che inizialmente era un'attività relativamente modesta sarebbe diventata, nel corso dei decenni successivi, una grande realtà industriale, capace di arrivare a impiegare centinaia, e in alcuni periodi oltre un migliaio, di lavoratori.

Vittorio Cobianchi e la nascita dell'industria

La figura centrale agli inizi della storia è dunque quella di Vittorio Cobianchi (1824-1895), imprenditore considerato uno dei protagonisti della prima industrializzazione di Omegna.

La scelta di dedicarsi alla produzione del filo di ferro si inseriva perfettamente nel particolare contesto economico del Cusio. La presenza dell'acqua, delle vie di comunicazione e di una tradizione artigianale legata alla lavorazione dei metalli aveva favorito già nell'Ottocento lo sviluppo di numerose attività manifatturiere.

La piccola impresa fondata nel 1857 crebbe progressivamente, trasformandosi in una struttura produttiva sempre più importante. La disponibilità dell'energia idraulica rappresentò un elemento fondamentale per lo sviluppo dello stabilimento.

Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, infatti, l'azienda introdusse macchinari più moderni, inizialmente azionati anche dal vapore e successivamente dall'energia elettrica. La modernizzazione degli impianti consentì di aumentare considerevolmente la produzione e il numero degli addetti.

Una fabbrica sempre più grande

La crescita della Cobianchi fu impressionante.

All'inizio del Novecento lo stabilimento occupava un'area di circa 120.000 metri quadrati e dava lavoro a circa 500 operai. Non si trattava più, quindi, della piccola azienda nata alcuni decenni prima, ma di un vero complesso industriale.

La Cobianchi era ormai diventata parte integrante del paesaggio di Omegna e, soprattutto, della vita economica della città.

Per molte famiglie del territorio il lavoro in fabbrica rappresentava una delle principali possibilità occupazionali. Come accadde in numerose altre città industriali italiane, lo sviluppo dello stabilimento contribuì anche alla trasformazione sociale della comunità.

Omegna stava diventando sempre più una città legata alla produzione industriale e alla lavorazione dei metalli, un'evoluzione che avrebbe caratterizzato profondamente il Cusio per gran parte del Novecento.

Il ferro della Cobianchi per il campanile di San Marco

Tra gli episodi più curiosi legati alla storia dell'azienda c'è quello relativo alla ricostruzione del campanile di San Marco a Venezia.

Nel 1902, dopo il crollo del celebre campanile veneziano avvenuto l'anno precedente, la Cobianchi di Omegna fornì il ferro necessario alla ricostruzione.

È un particolare significativo perché testimonia quanto fosse ormai cresciuta la capacità produttiva dell'azienda.

Il nome di Omegna, attraverso i suoi prodotti industriali, usciva quindi dai confini del Cusio e arrivava in uno dei luoghi simbolicamente più importanti d'Italia.

Questo episodio permette anche di comprendere meglio il ruolo che le industrie metallurgiche del territorio ebbero nello sviluppo dell'Italia industriale tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento.

Dalla crisi alla trasformazione

Come molte grandi imprese industriali italiane, anche la Cobianchi attraversò periodi difficili.

Negli anni Venti lo stabilimento conobbe una fase di crisi e la proprietà passò dal figlio di Vittorio Cobianchi al genero, l'avvocato Alliata. La nuova gestione cercò di rilanciare l'impresa attraverso una maggiore diversificazione della produzione.

La strategia ebbe inizialmente successo.

L'azienda riuscì infatti a tornare a crescere e raggiunse quello che sarebbe stato uno dei periodi di massima espansione della propria storia.

Il numero degli operai arrivò a circa 1.400 dipendenti, trasformando lo stabilimento in uno dei principali complessi industriali dell'area.

Per Omegna questo significava molto più di una semplice fabbrica: significava lavoro, reddito, sviluppo e identità industriale.

La Cobianchi e la storia industriale di Omegna

La storia della Cobianchi deve essere inserita nel più ampio processo che trasformò Omegna e il Cusio in uno dei principali distretti italiani della lavorazione dei metalli.

Nello stesso territorio si svilupparono infatti numerose aziende specializzate nella produzione di casalinghi, posate, pentole, rubinetteria, articoli metallici e altri manufatti.

Questa particolare vocazione industriale sarebbe rimasta una delle caratteristiche distintive di Omegna per tutto il Novecento.

La Cobianchi rappresentò una delle espressioni più importanti della prima fase di questo processo: una grande industria metallurgica nata quando la città stava ancora vivendo la trasformazione dall'economia prevalentemente artigianale a quella industriale.

È anche per questo motivo che il nome Cobianchi è ancora oggi presente nella memoria storica della città.

A Omegna esiste, non a caso, anche il Largo Vittorio Cobianchi, dedicato proprio all'imprenditore che nel 1857 diede origine all'azienda. Largo Vittorio Cobianchi

Gli anni del declino

Dopo il grande sviluppo della prima metà del Novecento arrivarono però nuove difficoltà.

A partire dagli anni Cinquanta iniziò una progressiva fase di ridimensionamento. Alcuni reparti furono chiusi e la grande struttura industriale cominciò lentamente a perdere il ruolo dominante che aveva avuto nei decenni precedenti.

Nel frattempo l'industria italiana stava cambiando profondamente.

Nuove tecnologie, nuovi sistemi produttivi, trasformazioni dei mercati internazionali e una crescente concorrenza modificarono il panorama industriale.

Anche la grande fabbrica di Omegna dovette confrontarsi con questi cambiamenti.

Negli anni Settanta il gruppo Alliata cedette l'attività al Gruppo Pietra di Brescia, che proseguì la gestione dello stabilimento ancora per alcuni anni.

Ma ormai il lungo ciclo della grande industria Cobianchi stava volgendo al termine.

La chiusura dello stabilimento

Le fonti riportano date leggermente differenti per la conclusione definitiva dell'attività: alcune indicano il 1982, mentre altre riportano il 1984 come anno della definitiva chiusura.

Al di là della differenza cronologica, il dato storico fondamentale è chiaro: all'inizio degli anni Ottanta terminò definitivamente l'esperienza della grande industria metallurgica Cobianchi.

Dopo oltre un secolo, si chiudeva così una vicenda iniziata nel 1857 con la piccola fabbrica di filo di ferro fondata da Vittorio Cobianchi.

Una storia durata più di centoventi anni e strettamente intrecciata con la trasformazione economica e sociale di Omegna.

La memoria della Cobianchi

Oggi della grande fabbrica rimane soprattutto la memoria.

È una memoria fatta di fotografie, documenti, testimonianze degli ex lavoratori e tracce ancora riconoscibili nel territorio.

Per chi osserva Omegna con gli occhi del presente può essere difficile immaginare quanto fosse grande quello stabilimento e quante persone vi lavorassero quotidianamente.

Eppure, per diverse generazioni di abitanti, il nome Cobianchi rappresentò una realtà concreta della vita quotidiana: la fabbrica, il lavoro, i turni, i rumori della produzione e le storie delle famiglie che dipendevano dall'industria.

La vicenda della Cobianchi è quindi anche una storia di persone.

Dietro i numeri — 120.000 metri quadrati, centinaia di operai, fino a circa 1.400 lavoratori nel periodo di massima espansione — c'erano uomini e donne, famiglie e generazioni che contribuirono con il proprio lavoro alla crescita industriale di Omegna.

Un capitolo fondamentale della storia di Omegna

La storia della ditta Cobianchi rappresenta uno dei capitoli più importanti della storia industriale di Omegna.

Nata nel 1857 come azienda per la produzione di filo di ferro, cresciuta grazie alla modernizzazione degli impianti, diventata una grande industria metallurgica e arrivata a occupare oltre mille lavoratori, la Cobianchi attraversò tutte le principali fasi della prima industrializzazione del Cusio.

Il suo nome è legato anche a una delle opere simbolo dell'Italia, il campanile di San Marco a Venezia, per la fornitura del ferro destinato alla ricostruzione del 1902.

La sua parabola, dal piccolo stabilimento ottocentesco alla grande fabbrica e infine alla chiusura nei primi anni Ottanta, racconta in qualche modo anche l'evoluzione dell'industria italiana.

Oggi la Cobianchi non è più una fabbrica attiva, ma il suo ricordo continua a far parte della storia di Omegna. Ed è proprio recuperando queste vicende che è possibile comprendere quanto profondamente l'industria abbia trasformato la città, il territorio del Cusio e la vita delle generazioni che lo hanno abitato.

Vittorio Cobianchi, con la sua iniziativa del 1857, fu dunque tra gli uomini che contribuirono a dare a Omegna quella vocazione industriale che, ancora oggi, rappresenta uno degli elementi più caratteristici dell'identità della città.

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