Dalla storica cartiera di Crusinallo alla produzione di carte speciali e sostenibili: la storia della Favini, azienda che ha portato nel mondo una tradizione industriale nata anche nel territorio cusiano.
Quando si parla della storia industriale di Omegna, il pensiero corre immediatamente alle grandi aziende del casalingo: Bialetti, Alessi, Lagostina, Girmi e IRMEL. Ma il patrimonio industriale della città non si limita alla lavorazione dei metalli. A Crusinallo, infatti, si trova da decenni uno degli stabilimenti più importanti dell'industria cartaria italiana: quello della Favini.
La storia della Favini è particolare perché l'azienda non nasce originariamente a Omegna. Le sue radici sono molto più antiche e affondano nella tradizione cartaria di Rossano Veneto, mentre lo stabilimento di Crusinallo entra nella storia del gruppo soltanto alla fine degli anni Novanta. Da allora, però, la Favini è diventata una presenza industriale importante per Omegna e per l'intero Verbano-Cusio-Ossola.
Oggi lo stabilimento piemontese è specializzato soprattutto nella produzione di carte industriali speciali, comprese carte release e cast coated, e continua a rappresentare uno dei principali poli produttivi dell'azienda.
Le origini della famiglia Favini
Per comprendere la storia della Favini di Omegna bisogna partire da molto lontano.
La tradizione cartaria della famiglia Favini ha infatti origini nella zona di Rossano Veneto, in provincia di Vicenza. La storia della cartiera risale addirittura al 1736, quando la Repubblica Serenissima di Venezia concesse l'autorizzazione per trasformare un antico mulino in una fabbrica destinata alla produzione della carta.
La documentazione storica indica poi nel 1757 la data ufficiale di fondazione della cartiera.
Per oltre un secolo l'attività continuò a svilupparsi nel territorio veneto, fino a quando, nel 1906, la famiglia Favini acquisì lo stabilimento.
Fu allora che il cognome Favini cominciò a diventare il nome dell'impresa e successivamente un vero e proprio marchio industriale.
Nel corso del Novecento la famiglia trasformò progressivamente la storica cartiera in una realtà industriale moderna, mantenendo però un forte legame con la tradizione della produzione cartaria.
La crescita della cartiera nel Novecento
Durante il XX secolo la produzione della cartiera Favini si sviluppò seguendo l'evoluzione dell'industria della carta.
La crescita della stampa, dell'editoria, della scuola e degli uffici portò infatti a una domanda sempre maggiore di carte differenti per caratteristiche, grammatura, finitura e destinazione d'uso.
Favini iniziò quindi a specializzarsi non soltanto nella produzione della carta tradizionale, ma anche nello sviluppo di carte speciali e tecniche.
Un momento importante arrivò nel 1982, quando nacque la divisione dedicata ai settori scuola, ufficio e creatività.
In questa fase vennero sviluppati e commercializzati prodotti destinati a diventare molto conosciuti, tra cui Rismaluce, Rismacqua, Palladio, Raffaello e Calligraphy.
Questa diversificazione permise all'azienda di entrare in contatto con un pubblico molto più ampio.
La carta Favini non era più soltanto materia prima per l'industria: diventava anche un prodotto destinato direttamente a studenti, artisti, grafici, designer, tipografie e professionisti della comunicazione.
L'arrivo a Crusinallo
La svolta per Omegna arrivò nel 1998.
Favini acquisì infatti la Cartiera di Crusinallo, storica realtà industriale specializzata nella produzione di carte release e cast coated.
L'acquisizione rappresentò un passaggio molto importante nella storia dell'azienda: Favini raddoppiò sostanzialmente le proprie dimensioni e aggiunse al proprio patrimonio produttivo uno stabilimento caratterizzato da competenze altamente specializzate.
Da quel momento Crusinallo divenne uno dei due principali cuori produttivi del gruppo, insieme alla storica sede di Rossano Veneto.
La scelta di investire a Omegna non fu casuale.
Crusinallo disponeva già di una lunga tradizione industriale e di competenze specifiche nella lavorazione della carta. Il territorio poteva inoltre contare su una forza lavoro abituata alle attività manifatturiere e a processi produttivi complessi.
La Cartiera di Crusinallo
Lo stabilimento Favini si trova in via IV Novembre 276, nella frazione di Crusinallo.
Si tratta di un complesso industriale di dimensioni considerevoli. I dati ambientali dell'azienda indicano una superficie complessiva di circa 114.000 metri quadrati, dei quali oltre 35.000 sono occupati da edifici.
L'impianto si trova in un'area caratterizzata storicamente dalla presenza di numerose attività industriali.
La posizione di Crusinallo è particolarmente interessante anche dal punto di vista geografico: Omegna si trova infatti all'estremità settentrionale del Lago d'Orta e costituisce un collegamento naturale tra il Cusio, il Verbano e le direttrici verso la Svizzera e la pianura piemontese e lombarda.
Per un'azienda industriale con una produzione destinata anche ai mercati internazionali, questa posizione rappresenta un elemento strategico.
La carta speciale prodotta a Omegna
Una delle caratteristiche più importanti dello stabilimento di Crusinallo è la sua specializzazione.
Non si tratta semplicemente di una cartiera destinata alla produzione di carta comune.
Il sito è specializzato soprattutto nelle carte industriali speciali, comprese le cosiddette carte release e cast coated.
Le carte release vengono utilizzate in numerosi processi industriali nei quali la carta deve svolgere una funzione di supporto e successivamente consentire il distacco del materiale applicato.
Le carte speciali prodotte nello stabilimento possono quindi entrare in settori molto diversi, dall'industria alla moda, dal design al packaging e alla produzione di materiali tecnici.
Questa specializzazione ha consentito alla Favini di affrontare il mercato internazionale non puntando soltanto sui grandi volumi, ma soprattutto sulla qualità e sulla tecnologia della carta.
Alga Carta e la rivoluzione della sostenibilità
Uno dei capitoli più conosciuti della storia Favini è però legato allo stabilimento di Rossano Veneto e non direttamente a Crusinallo.
Nel 1992 l'azienda presentò Alga Carta, un prodotto destinato a diventare un simbolo dell'innovazione sostenibile.
L'idea nacque dalla necessità di trovare una soluzione al problema delle alghe che infestavano la Laguna di Venezia.
Favini sviluppò un processo attraverso il quale le alghe raccolte nella laguna potevano essere essiccate, micronizzate e inserite nell'impasto della carta.
Nacque così una carta nella quale una parte della cellulosa veniva sostituita da materiale proveniente dalle alghe.
L'iniziativa fu particolarmente innovativa perché anticipò di diversi anni il concetto oggi molto diffuso di economia circolare.
Questa filosofia sarebbe diventata uno dei tratti distintivi dell'identità Favini.
La carta dagli scarti agricoli
La ricerca sulla sostenibilità proseguì negli anni successivi.
Nel 2012 Favini lanciò la gamma Crush, una famiglia di carte realizzate utilizzando residui provenienti dalla lavorazione agroindustriale.
Tra i materiali utilizzati figuravano residui di mais, agrumi, kiwi, olive, mandorle, nocciole, caffè, lavanda, ciliegie, cacao, cocco e uva.
Questi materiali vengono lavorati e utilizzati nell'impasto della carta per sostituire una parte della cellulosa proveniente dagli alberi.
L'obiettivo non era soltanto creare un prodotto originale dal punto di vista estetico.
La filosofia era quella di trasformare un materiale considerato scarto in una nuova materia prima.
È un approccio che ha permesso a Favini di diventare una delle aziende italiane più conosciute nel campo delle carte sostenibili e innovative.
La crisi della carta tradizionale e la diversificazione
Il settore cartario ha dovuto affrontare negli ultimi decenni profondi cambiamenti.
La diffusione della comunicazione digitale ha ridotto progressivamente la domanda di alcune tipologie tradizionali di carta, mentre la concorrenza internazionale ha aumentato la pressione sui produttori europei.
Favini ha cercato di rispondere a questi cambiamenti attraverso la diversificazione.
Lo stabilimento di Crusinallo ha assunto un ruolo particolarmente importante proprio in questa strategia.
Nel 2016 La Stampa descriveva lo stabilimento omegnese come uno dei due principali poli produttivi dell'azienda e indicava circa 250 dipendenti a Crusinallo, pari a circa metà della forza lavoro complessiva del gruppo in quel periodo. L'articolo sottolineava inoltre gli investimenti nelle carte industriali, nel settore release e nell'ecopelle.
È un dato significativo per comprendere il peso che la cartiera aveva assunto nell'economia locale.
La carta per la moda e il design
La diversificazione ha portato Favini anche verso settori apparentemente molto lontani dalla tradizionale produzione cartaria.
Tra questi ci sono la moda, il design e il packaging.
La carta può infatti diventare una componente fondamentale dell'immagine di un prodotto: confezioni, etichette, cataloghi, materiali promozionali e supporti destinati ai marchi di lusso richiedono caratteristiche estetiche e tecniche molto particolari.
In questo contesto la carta non viene più considerata soltanto un supporto per scrivere o stampare.
Diventa parte integrante del prodotto e della sua identità.
È proprio questa evoluzione ad aver favorito la specializzazione di Favini nelle carte ad alto valore aggiunto.
La nuova proprietà e il rilancio
Nel 2009 Favini venne acquisita dal Fondo Orlando Italy.
L'operazione accompagnò una nuova fase di sviluppo e di riposizionamento dell'azienda verso segmenti considerati strategici, tra cui il packaging sostenibile, la moda e il design.
Negli anni successivi Favini ha continuato a investire nella ricerca e nello sviluppo di nuovi materiali.
Nel 2021 è stata presentata la collezione Paper from our Echosystem, che raccoglie alcune delle linee considerate più rappresentative dell'approccio sostenibile dell'azienda, tra cui Alga Carta, Crush, Refit, Remake, Shiro Echo e Tree Free.
La Favini oggi
Nel 2026 Favini ha celebrato un anniversario particolarmente importante: 120 anni da quando la famiglia Favini acquisì la cartiera di Rossano Veneto nel 1906.
L'azienda è oggi strutturata con due stabilimenti italiani principali, Rossano Veneto e Crusinallo di Omegna, oltre alla società Cartotecnica Favini e a una presenza internazionale.
Il sito di Crusinallo continua a essere operativo e rappresenta tuttora una componente importante dell'attività industriale.
Anche la documentazione amministrativa più recente conferma la presenza dello stabilimento di via IV Novembre 276 e la sua attività nella fabbricazione di pasta per carta, carta e cartoni. Nel 2026 la Provincia del Verbano-Cusio-Ossola ha inoltre aggiornato l'Autorizzazione Integrata Ambientale relativa all'impianto.
Una grande cartiera nel cuore di Omegna
La storia di Favini è quindi un po' diversa da quella delle altre grandi aziende industriali omegnese.
Bialetti, Girmi, Lagostina e Alessi sono nate direttamente nel territorio del Cusio e hanno costruito la propria fama partendo dalla tradizione metallurgica locale.
Favini, invece, porta a Omegna una tradizione cartaria molto più antica, nata nel Veneto e sviluppatasi per generazioni.
L'acquisizione della Cartiera di Crusinallo nel 1998 ha però fatto entrare definitivamente Favini nella storia industriale della città.
Da allora lo stabilimento è diventato uno dei luoghi produttivi più importanti di Omegna e ha dato continuità a una tradizione industriale che, nel territorio, affonda le proprie radici molto indietro nel tempo.
E c'è un elemento particolarmente interessante: mentre molte vecchie fabbriche omegnese hanno chiuso o hanno cambiato completamente destinazione, la cartiera Favini di Crusinallo è ancora oggi un impianto industriale attivo.
La sua storia dimostra quindi che la tradizione manifatturiera di Omegna non appartiene soltanto al passato.
È una storia che continua, attraverso la ricerca, la tecnologia e una nuova idea di produzione sostenibile.
Dalle antiche carte prodotte nei mulini veneti alle moderne carte speciali di Crusinallo, passando per Alga Carta e Crush, Favini ha trasformato un materiale apparentemente semplice come la carta in un settore nel quale innovazione, design, industria e sostenibilità possono convivere.
Per Omegna, la presenza di Favini rappresenta così non soltanto un importante patrimonio industriale, ma anche la testimonianza concreta di come una città possa continuare a reinventare la propria tradizione manifatturiera.

