C'è un'immagine che più di altre è entrata nell'identità della Valle Vigezzo: quella dello spazzacamino con il volto annerito dalla fuliggine, gli attrezzi sulle spalle e il lungo bastone utilizzato per pulire le canne fumarie.
Dietro questa figura, che oggi può sembrare quasi folkloristica, si nasconde però una storia molto più profonda. Per secoli gli abitanti della Valle Vigezzo hanno lasciato le proprie case per cercare lavoro lontano dalle montagne, e tra le professioni più diffuse c'era proprio quella dello spazzacamino.
Fu un mestiere duro, spesso pericoloso e, soprattutto nell'Ottocento e nei primi decenni del Novecento, legato anche a una drammatica forma di sfruttamento minorile. Non è un caso che la Valle Vigezzo sia stata conosciuta per secoli come la “Valle degli Spazzacamini”.
Perché proprio in Valle Vigezzo?
La storia degli spazzacamini è strettamente legata alle condizioni economiche della valle.
La Valle Vigezzo, pur trovandosi lungo un'importante via di collegamento tra Italia e Svizzera, aveva risorse agricole limitate e poche possibilità di lavoro. La conformazione montana, la difficoltà dei trasporti e la scarsità dei prodotti necessari al sostentamento spinsero per secoli molti abitanti a cercare fortuna altrove.
L'emigrazione vigezzina assunse dimensioni importanti soprattutto a partire dall'età moderna. I valligiani si dirigevano verso la Francia, la Germania, l'Austria, l'Olanda, il Belgio e altre zone d'Europa, svolgendo professioni molto diverse. Tra queste, quella dello spazzacamino divenne una delle più caratteristiche della valle.
Il mestiere dello spazzacamino è documentato in Valle Vigezzo almeno dal XIV secolo e nel Cinquecento era già talmente diffuso da lasciare una traccia significativa anche nella cartografia dell'epoca.
Una carta delle Alpi del 1548 identifica infatti la zona come “Valle degli Spazzacamini”. È una delle testimonianze più significative del legame ormai consolidato tra la valle e questa professione.
Un mestiere indispensabile, ma molto duro
Oggi pensiamo alla pulizia dei camini come a una normale attività di manutenzione. In passato, invece, aveva un'importanza ancora maggiore.
I camini accumulavano grandi quantità di fuliggine e una loro pulizia regolare era fondamentale anche per ridurre il rischio di incendi. Lo spazzacamino doveva quindi possedere esperienza e abilità, oltre a conoscere bene le tecniche necessarie per lavorare all'interno di condotti stretti, bui e spesso difficili da raggiungere.
Gli strumenti erano semplici: raspe, scopini, aste e altri attrezzi che permettevano di rimuovere la fuliggine dalle canne fumarie.
Il problema era che alcuni camini erano così stretti che un adulto non sarebbe riuscito a entrarvi.
Ed è proprio qui che comincia una delle pagine più drammatiche della storia degli spazzacamini vigezzini.
I piccoli rüsca
In Valle Vigezzo gli spazzacamini erano chiamati anche rüsca. Erano spesso bambini o ragazzi molto giovani, scelti proprio per la loro corporatura minuta.
Le famiglie più povere affidavano i figli a uomini già esperti del mestiere, che durante l'inverno li portavano lontano dalla valle. Per molte famiglie significava avere una bocca in meno da sfamare e, allo stesso tempo, la possibilità di ottenere qualche guadagno.
I piccoli spazzacamini partivano quindi dalle montagne della Vigezzo quando arrivava la stagione fredda e trascorrevano mesi lontano da casa.
Il lavoro era estremamente faticoso. I bambini dovevano arrampicarsi sui tetti, infilarsi nelle canne fumarie e lavorare per ore in mezzo alla fuliggine.
Ma la difficoltà maggiore non era soltanto la fatica fisica.
Una pagina difficile: lo sfruttamento dei bambini
La storia dei piccoli spazzacamini non può essere raccontata senza parlare dello sfruttamento minorile.
Alcuni bambini vivevano in condizioni durissime. I loro padroni potevano sottoporli a lavori estenuanti e, secondo le testimonianze raccolte dalla tradizione locale, arrivavano persino a limitare il cibo per mantenere il loro fisico abbastanza esile da poter entrare nei camini.
Quando non ricevevano abbastanza da mangiare, i piccoli rüsca erano costretti a chiedere qualcosa da mangiare lungo le strade: un pezzo di pane, una scodella di minestra o gli avanzi dei negozi.
È uno degli aspetti più dolorosi di questa storia e aiuta a comprendere perché oggi la figura dello spazzacamino non debba essere ricordata soltanto come una curiosa tradizione popolare.
Dietro il volto nero di fuliggine c'erano bambini costretti a crescere troppo presto, lontani dalle proprie famiglie.
Dalla Valle Vigezzo verso l'Europa
I sentieri percorsi dagli spazzacamini vigezzini conducevano ben oltre le montagne dell'Ossola.
Generazioni di fumisti raggiunsero città e paesi della Francia, della Germania, dell'Austria e dell'Olanda, costruendo nel tempo una vera rete professionale all'estero. Alcuni riuscirono a trasformare il duro mestiere in un'attività stabile e, con il passare degli anni, alcuni spazzacamini arrivarono ad aprire proprie botteghe.
L'emigrazione non significò quindi soltanto abbandonare temporaneamente la valle.
Per alcune famiglie rappresentò un'opportunità di miglioramento economico. Le persone che riuscivano a fare fortuna all'estero potevano infatti inviare denaro a casa o tornare in Valle Vigezzo dopo anni di lavoro.
Una parte delle ricchezze accumulate dagli emigranti contribuì alla crescita delle comunità vigezzine e alla costruzione di edifici e abitazioni che ancora oggi caratterizzano alcuni paesi della valle.
Quando finì l'epoca dei piccoli spazzacamini?
Il mestiere non scomparve improvvisamente.
Per lungo tempo gli spazzacamini continuarono a lavorare in Italia e all'estero, ma le condizioni cambiarono progressivamente con l'evoluzione delle tecniche di riscaldamento e degli edifici.
Tra il Novecento e il secondo dopoguerra la figura del piccolo spazzacamino diventò sempre meno comune. Il fenomeno dei rüsca si esaurì sostanzialmente tra gli anni Quaranta e Cinquanta, mentre si diffondevano nuovi sistemi di riscaldamento e cambiava il modo di costruire e utilizzare gli impianti fumari.
Il vecchio mestiere, però, non scomparve del tutto.
Lo spazzacamino continua ancora oggi a essere una professione necessaria, naturalmente svolta con strumenti, normative e condizioni di sicurezza completamente diverse rispetto al passato.
Il Museo dello Spazzacamino di Santa Maria Maggiore
Per conoscere questa storia da vicino c'è un luogo particolarmente importante: il Museo dello Spazzacamino di Santa Maria Maggiore.
Situato nel parco di Villa Antonia, nel centro di Santa Maria Maggiore, il museo è dedicato alla memoria degli spazzacamini vigezzini ed è considerato l'unico museo italiano interamente dedicato a questo antico mestiere.
La visita permette di conoscere gli strumenti utilizzati dagli spazzacamini, gli abiti da lavoro, fotografie, documenti e testimonianze dell'emigrazione.
Particolarmente interessante è il percorso multisensoriale, che cerca di far comprendere al visitatore cosa significasse realmente lavorare all'interno di una canna fumaria. Rumori, ambienti e ricostruzioni aiutano a trasformare una semplice esposizione in un'esperienza più diretta.
Il museo è quindi molto più di una raccolta di oggetti antichi: è un luogo della memoria della comunità vigezzina.
Il Raduno Internazionale degli Spazzacamini
La memoria di questo mestiere rivive ogni anno anche attraverso il Raduno Internazionale dello Spazzacamino.
La manifestazione nacque nel 1982 e da allora richiama in Valle Vigezzo spazzacamini provenienti da numerosi Paesi del mondo. La tradizionale sfilata attraversa le vie di Santa Maria Maggiore con partecipanti vestiti con gli abiti da lavoro e muniti degli antichi strumenti del mestiere.
Nel 2026 il raduno ha raggiunto la sua 43ª edizione, dal 4 al 7 settembre, confermando quanto questa tradizione sia ancora sentita.
La festa, però, non vuole cancellare il lato più difficile della storia.
Al contrario, il raduno e il museo servono proprio a ricordare che dietro quella che oggi è diventata una caratteristica folkloristica della Valle Vigezzo esiste una storia fatta di emigrazione, sacrificio e, in molti casi, sofferenza.
Una memoria che appartiene alla Valle Vigezzo
Lo spazzacamino è diventato nel tempo uno dei simboli della Valle Vigezzo, insieme ai pittori, agli emigranti e alle tante persone che lasciarono queste montagne per cercare un futuro migliore.
È una storia che parla di povertà, ma anche di capacità di adattamento. Di bambini sfruttati, ma anche di uomini che riuscirono a costruirsi una nuova vita lontano da casa. E parla soprattutto di una valle che, nonostante la sua posizione alpina, per secoli è stata fortemente collegata al resto dell'Europa.
Per questo, quando oggi si incontra uno spazzacamino durante il Raduno di Santa Maria Maggiore, non si sta semplicemente assistendo alla rievocazione di un antico mestiere.
Si sta ricordando una parte della storia della Valle Vigezzo.
Una storia fatta di partenze in inverno, cammini attraverso le Alpi, città straniere, tetti, camini e fuliggine. Una storia che ha lasciato il segno nelle famiglie e nei paesi della valle e che ancora oggi viene custodita attraverso il museo, le testimonianze e le manifestazioni dedicate agli “uomini neri”.
Ed è forse proprio questo il valore più importante di questa tradizione: ricordare il passato senza trasformare la sofferenza in semplice folklore.
Dove approfondire
Il punto di riferimento per conoscere questa storia è il Museo dello Spazzacamino di Santa Maria Maggiore, nel Parco di Villa Antonia. Il museo è attualmente aperto secondo calendario stagionale e organizza anche aperture per gruppi su prenotazione.

