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Castello del Motto di Gravellona Toce: storia e archeologia

16-09-2026 10:00

Mauro

Gravellona Toce (VCO), Luoghi, Home Luoghi,

Castello del Motto di Gravellona Toce

Scopri la storia del Castello del Motto di Gravellona Toce, l'antico Castrum Gravallone: rovine, scavi archeologici e curiosità sul sito medievale.

Il Castello del Motto, un'antica fortificazione sopra Gravellona Toce

 

A pochi passi dall'abitato di Gravellona Toce, su un'altura che domina il territorio circostante, si trovano i resti del Castello del Motto, l'antico Castrum Gravallone citato nelle fonti medievali.

 

Oggi del castello rimangono soprattutto rovine e strutture murarie, ma osservando il luogo è possibile comprendere perché questa collina fosse considerata strategica. Il Motto si trova infatti sulla riva destra del torrente Strona, a circa 325 metri di altitudine, in una posizione dalla quale era possibile controllare un'ampia porzione del territorio compreso tra la valle dello Strona, l'Ossola e il Verbano.

 

Il sito rappresenta quindi una delle testimonianze più interessanti dell'archeologia medievale di Gravellona Toce, ma anche un punto di incontro tra la storia del Cusio, del Verbano e della Val d'Ossola.

 

Le origini del Castrum Gravallone

 

La storia del Castello del Motto è ancora in parte da ricostruire. Le fonti scritte medievali conosciute sono poche, ma sufficienti a dimostrare che una fortificazione chiamata Castrum Gravallone esisteva già nel Medioevo.

 

La prima testimonianza risale al 1028. Una pergamena conservata nell'Archivio di San Vittore a Intra cita infatti il castrum Gravallone, fornendo una delle prime prove documentarie dell'esistenza della fortificazione.

 

Un secondo documento, datato 1190, racconta invece dei rapporti tra i proprietari del castello e Vercelli. La fortificazione risultava allora legata ai figli di Manfredo De Castello, che stipularono un accordo nel quale veniva anche stabilito di non utilizzare il castello di Gravellona per muovere guerra contro i territori lombardi.

 

Sono documenti preziosi perché permettono di collocare il Castello del Motto all'interno delle complesse vicende politiche e militari dell'Italia settentrionale medievale.

 

Una posizione strategica tra Ossola, Verbano e Cusio

 

La scelta del luogo non sembra casuale.

 

La sommità del Motto costituisce infatti un punto naturalmente favorevole alla difesa. I pendii dello sperone roccioso presentano in alcuni punti forti dislivelli e rendono più difficile raggiungere la parte superiore. In passato queste caratteristiche naturali dovevano rappresentare un importante vantaggio per chi controllava la fortificazione.

 

Dall'alto si poteva inoltre osservare un territorio molto vasto. La posizione permetteva di dominare con lo sguardo la valle dello Strona e di mantenere un controllo visivo verso l'imbocco della Val d'Ossola e la parte occidentale del Verbano.

 

In un'epoca nella quale le vie di comunicazione seguivano soprattutto le caratteristiche naturali del territorio, una posizione di questo tipo aveva quindi un'importanza notevole.

 

Le tracce più antiche della fortificazione

 

Per molto tempo la storia del Motto è stata ricostruita soprattutto attraverso le poche fonti scritte e l'osservazione delle strutture ancora visibili.

 

Le indagini archeologiche hanno però permesso di andare molto più a fondo.

 

Gli studi hanno individuato una prima importante fase costruttiva attribuibile all'XI secolo. A questo periodo risale una cortina muraria realizzata con ciottoli disposti secondo una caratteristica tecnica a spina di pesce, destinata a circondare la sommità della collina.

 

Questo dato è particolarmente interessante perché dimostra che il complesso aveva già una struttura difensiva articolata molti secoli fa.

 

Successivamente il castello venne ampliato e trasformato, seguendo l'evoluzione delle esigenze della fortificazione e della vita quotidiana al suo interno.

 

Gli scavi archeologici del Castello del Motto

 

La ricerca archeologica sistematica sul Castrum Gravallone è iniziata nel 2014, quando il Dipartimento di Studi Storici dell'Università degli Studi di Torino, in collaborazione con la Soprintendenza, avviò una prima campagna di pulizia, documentazione e rilievo delle strutture.

 

La vegetazione aveva infatti ricoperto buona parte delle murature e rendeva difficile comprendere l'organizzazione dell'antico complesso.

 

Tra il 2016 e il 2017 venne aperta una prima area di scavo di circa 100 metri quadrati sul pianoro orientale della fortificazione. Le ricerche permisero di individuare diverse fasi edilizie comprese tra l'XI e il XIII secolo.

 

Gli scavi hanno così trasformato quello che poteva sembrare semplicemente un insieme di vecchie rovine in una vera e propria testimonianza archeologica della storia medievale di Gravellona Toce.

 

Il magazzino e la vita quotidiana nel castello

 

Uno degli edifici più interessanti scoperti durante le ricerche è una costruzione rettangolare lunga circa 14,5 metri e larga 5,5 metri, addossata alla cinta muraria.

La sua prima funzione viene interpretata dagli archeologi come quella di magazzino o stalla. La struttura era dotata anche di un cortile esterno terrazzato.

 

Nel corso del XIII secolo l'edificio venne modificato. Fu realizzato un ingresso più ampio e venne aggiunta una copertura in coppi. All'interno sono state inoltre individuate tracce che potrebbero indicare un cambiamento di utilizzo.

 

La presenza di un focolare e di alcune scorie ha infatti portato gli archeologi a ipotizzare lo svolgimento di attività artigianali. Si tratta comunque di un'interpretazione archeologica e non di una certezza assoluta.

 

Questi ritrovamenti permettono di guardare al castello non soltanto come a una struttura militare, ma come a un luogo nel quale si svolgevano anche attività quotidiane legate alla conservazione delle provviste, al lavoro e alla vita degli abitanti.

 

Un castello costruito e modificato nel corso dei secoli

 

Uno degli aspetti più interessanti emersi dagli scavi è proprio la presenza di differenti fasi costruttive.

 

Il Castello del Motto non fu quindi realizzato tutto in una volta. La fortificazione venne modificata nel corso del tempo, con nuovi edifici, trasformazioni e interventi sulle strutture esistenti.

 

Le ricerche hanno documentato una prima fase legata alla cinta muraria dell'XI secolo, seguita dalla costruzione di nuovi edifici nel XII secolo e da ulteriori trasformazioni nel XIII secolo.

 

Questa evoluzione racconta indirettamente anche i cambiamenti della società medievale e delle esigenze di chi viveva e controllava il territorio.

 

La distruzione del Castello del Motto

 

Anche la fine del castello è un capitolo particolarmente interessante.

 

Gli studi archeologici indicano che alcune strutture furono distrutte nel XIII secolo e che il crollo potrebbe essere collegato alla distruzione dell'intera fortificazione. Sono stati inoltre ritrovati numerosi elementi riconducibili a un possibile episodio militare, tra cui punte di frecce e di dardi da balestra.

 

Secondo le interpretazioni archeologiche, il complesso potrebbe essere stato volontariamente abbattuto tra la fine del XIII e il XIV secolo, probabilmente in seguito a un evento bellico. Non è però possibile attribuire con certezza la distruzione a una singola battaglia o a un preciso episodio storico.

 

Con il passare del tempo il castello perse quindi la sua funzione e le strutture furono progressivamente abbandonate.

 

La vegetazione finì per ricoprire gran parte delle rovine, lasciando che il Motto diventasse soprattutto una traccia del passato.

 

Che cosa rimane oggi del Castello del Motto?

 

Il complesso conserva diverse testimonianze della sua antica struttura: mura, torrioni, edifici, resti della fortificazione e una cisterna seminterrata. Le strutture si sviluppano su due colli adiacenti e restituiscono l'immagine di un complesso più articolato di quanto si potrebbe immaginare osservando soltanto alcune delle rovine.

 

Non ci troviamo quindi davanti a un castello medievale perfettamente conservato, con torri visitabili e sale ancora integre.

 

Il valore del Motto è soprattutto archeologico e storico: le sue pietre permettono di leggere le diverse fasi di costruzione e trasformazione di una fortificazione che ha attraversato diversi secoli del Medioevo.

 

Come raggiungere il Castello del Motto

 

Le rovine del Castello del Motto di Gravellona Toce si trovano in via al Motto e possono essere raggiunte con una breve passeggiata partendo dalla zona di via Vittorio Emanuele e via Valguerra.

 

Prima di raggiungere il sito è comunque consigliabile verificare le condizioni del percorso e prestare attenzione, soprattutto dopo piogge o in presenza di terreno scivoloso. Si tratta infatti di un'area archeologica all'aperto e non di un castello musealizzato nel senso tradizionale del termine.

 

Il Castello del Motto e l'archeologia di Gravellona Toce

 

Il Motto non è un elemento isolato nella storia di Gravellona Toce.

 

Il territorio comunale conserva infatti numerose testimonianze di epoche molto diverse. Il Comune ricorda la presenza di insediamenti preistorici e di un antico abitato sul Motto, mentre nell'area di Pedemonte sono state rinvenute importanti testimonianze di epoca gallo-romana, comprese numerose tombe con corredi funerari.

 

Per comprendere meglio questa storia è possibile visitare anche l'Antiquarium di Gravellona Toce, dedicato alla valorizzazione del patrimonio archeologico locale.

 

Il museo rappresenta quindi un utile complemento alla visita del Castello del Motto: da una parte le rovine sul colle, dall'altra i reperti che aiutano a ricostruire la storia più ampia del territorio.

 

Un angolo di storia medievale nel VCO

 

Il Castello del Motto di Gravellona Toce è uno di quei luoghi in cui la storia non si presenta attraverso un grande monumento perfettamente conservato, ma attraverso tracce più discrete.

 

Una cinta muraria, una parte di edificio, una cisterna o un frammento ritrovato durante uno scavo possono raccontare molto di un mondo scomparso.

 

Le campagne archeologiche condotte dall'Università di Torino hanno permesso di conoscere meglio il Castrum Gravallone e di ricostruire almeno in parte la sua evoluzione tra XI e XIII secolo.

 

Oggi il Motto rappresenta quindi una piccola ma importante pagina della storia di Gravellona Toce e del Verbano-Cusio-Ossola: un luogo da conoscere non soltanto per le sue rovine, ma soprattutto per ciò che queste rovine continuano a raccontare sul territorio e sulle persone che lo hanno abitato nel corso dei secoli.

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