I funghi del Verbano Cusio Ossola
Quando arriva la fine dell'estate, nei boschi del Verbano Cusio Ossola cambia qualcosa. Il terreno si fa più umido, le temperature iniziano lentamente a scendere e, dopo le prime piogge, tra foglie, muschio e tronchi possono comparire alcuni degli abitanti più ricercati del bosco: i funghi.
Il VCO, con il suo territorio molto vario, è particolarmente adatto alla crescita di numerose specie. Dai castagneti delle quote più basse alle faggete, fino ai boschi di abete, larice e altre conifere delle vallate alpine, cambiano gli ambienti e cambiano anche le specie che è possibile incontrare.
Tra quelle più conosciute dai cercatori ci sono porcini, finferli, leccini, chiodini e mazze di tamburo, ma la varietà dei funghi presenti nei boschi del territorio è naturalmente molto più ampia. In Valle Vigezzo, per esempio, vengono segnalati porcini, finferli, leccini, chiodini, mazze di tamburo e diverse altre specie.
Il porcino, il re dei boschi del VCO
Tra tutti i funghi, il porcino è probabilmente quello che più di ogni altro richiama nei boschi i cercatori.
Con il nome comune di porcino si indicano diverse specie del genere Boletus, tra cui il celebre Boletus edulis. La sua presenza è legata soprattutto alla relazione con le piante del bosco e, nel territorio alpino e prealpino, può essere favorito dalla presenza di castagni, faggi, abeti e altri alberi.
Non esiste quindi un unico tipo di bosco dove cercarlo.
Nel VCO i porcini vengono cercati sia nei boschi di latifoglie delle quote più basse sia salendo verso ambienti montani caratterizzati da faggete e conifere. Le condizioni meteorologiche hanno inoltre un'importanza enorme: una stagione calda e asciutta può ritardare le nascite, mentre piogge sufficienti seguite da temperature favorevoli possono creare condizioni molto più interessanti.
Nel settembre 2026, ad esempio, dopo un periodo particolarmente asciutto, le prime piogge hanno favorito la comparsa di porcini e altri funghi in diverse zone della Valle Vigezzo.
Finferli, leccini e chiodini
Il porcino non è naturalmente l'unico protagonista.
Tra i funghi più conosciuti troviamo i finferli, chiamati anche gallinacci. Il loro caratteristico colore giallo-arancio li rende facilmente riconoscibili, ma anche in questo caso la certezza dell'identificazione è fondamentale prima di consumarli.
Nei boschi del VCO sono presenti anche diversi leccini, particolarmente legati ad alcune specie arboree, tra cui le betulle.
Un altro fungo molto conosciuto è il chiodino, o famigliola buona. Cresce generalmente in gruppi alla base di alberi, ceppaie e legno morto.
La normativa piemontese inserisce i chiodini tra le specie la cui raccolta non necessita del titolo regionale, insieme ad alcune altre specie considerate di basso pregio commerciale. Restano comunque validi gli altri limiti e le modalità previste dalla legge.
Tra le altre specie che si possono incontrare nel territorio ci sono poi mazze di tamburo, prataioli, orecchioni, morchelle e numerose specie non commestibili o velenose.
Ed è proprio questa grande varietà a rendere il bosco interessante anche per chi non raccoglie funghi per portarli in tavola.
Dove trovare funghi nel VCO?
Non esiste una "mappa dei porcini" valida ogni anno. Le nascite cambiano in funzione di pioggia, temperatura, esposizione, altitudine, tipo di terreno e presenza delle piante con cui i funghi vivono in associazione.
Ci sono però alcune aree del VCO particolarmente conosciute dai cercatori.
Valle Vigezzo
La Valle Vigezzo è probabilmente una delle zone più note del territorio per la ricerca dei funghi.
I suoi boschi cambiano notevolmente salendo di quota e comprendono faggete, abetaie, lariceti e boschi misti. Questa varietà crea habitat differenti e permette di incontrare numerose specie.
La Valle Vigezzo è citata anche dalla stampa locale e regionale tra le mete più frequentate dai cercatori di funghi del territorio del Verbano e del Varesotto.
Non è necessario, però, pensare esclusivamente alle località più conosciute. I boschi delle diverse vallate laterali possono offrire ambienti altrettanto interessanti.
Le pendici del Mottarone e il Vergante
Un'altra zona particolarmente conosciuta è quella delle pendici del Mottarone, tra Cusio e Verbano.
La presenza di boschi e la varietà delle quote fanno di questa montagna un ambiente interessante per diverse specie. La stampa locale indica proprio i declivi del Vergante e le pendici del Mottarone tra le mete più frequentate dai cercatori provenienti dall'area del Lago Maggiore.
Qui, come sempre, non è tanto il nome della montagna a garantire il ritrovamento quanto la combinazione tra habitat, esposizione e condizioni meteorologiche.
Valle Cannobina
La Valle Cannobina ha una lunga tradizione legata alla raccolta dei porcini.
I racconti della valle testimoniano quanto la ricerca dei funghi abbia rappresentato in passato anche una vera risorsa economica per le famiglie locali. Tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno, i boschi venivano percorsi alla ricerca dei porcini destinati in parte al consumo familiare e in parte alla vendita.
I boschi della Cannobina sono caratterizzati da numerosi ambienti, con castagneti e faggete particolarmente interessanti.
Valle Anzasca
Anche la Valle Anzasca presenta una notevole varietà di ambienti forestali.
Nella parte bassa della valle prevalgono castagneti e boschi di latifoglie; salendo compaiono faggete, boschi misti e, alle quote maggiori, abeti, larici e betulle.
Questa successione di ambienti permette di incontrare specie differenti a seconda della quota. Tra quelle più conosciute vengono indicati porcini, finferli, mazze di tamburo, chiodini e leccini.
Le vallate dell'Ossola
Anche le diverse vallate dell'Ossola possono essere molto interessanti per la ricerca dei funghi.
Nel luglio 2026, un monitoraggio dedicato alle nascite indicava proprio il triangolo ossolano tra le aree piemontesi che avevano beneficiato maggiormente delle precipitazioni, con buone condizioni iniziali soprattutto per finferli e porcini nelle zone montane.
Le condizioni, naturalmente, possono cambiare rapidamente nel corso della stagione. Per questo chi cerca funghi abitualmente tende a osservare soprattutto l'andamento delle piogge e delle temperature, oltre alla quota.
Il momento giusto per andare a funghi
Nel VCO il periodo più interessante è generalmente quello compreso tra fine estate e autunno, ma non esiste una data precisa che possa essere indicata ogni anno.
Il fungo risponde infatti alle condizioni del bosco.
Una buona pioggia non significa automaticamente che dopo due giorni il bosco sarà pieno di porcini. Servono condizioni favorevoli anche nei giorni successivi e il risultato può essere molto diverso tra una valle e l'altra.
Anche l'altitudine fa la differenza: le nascite possono iniziare prima alle quote più basse e successivamente interessare zone più elevate, oppure verificarsi con tempi diversi a seconda dell'esposizione e delle precipitazioni.
Per questo i cercatori più esperti guardano il bosco, ma guardano anche il meteo delle settimane precedenti.
Non tutti i funghi si possono mangiare
Il fascino della raccolta non deve far dimenticare una regola fondamentale: un fungo va consumato soltanto quando la sua identificazione è certa.
Alcune specie commestibili possono essere confuse con specie tossiche e non esistono metodi casalinghi affidabili per stabilire se un fungo sia velenoso.
L'ASL VCO mette a disposizione gratuitamente il controllo dei funghi raccolti attraverso i propri micologi, nelle sedi di Verbania, Omegna e Domodossola. Nel 2025 il servizio ha controllato 136 raccolti, individuando 18 campioni contenenti esemplari tossici o non commestibili e altri 17 con funghi commestibili ma alterati.
È quindi una possibilità molto utile soprattutto quando si raccolgono specie diverse o quando esiste anche un minimo dubbio.
Come raccogliere i funghi senza danneggiare il bosco
La raccolta deve essere fatta rispettando alcune semplici regole.
In Piemonte è necessario, per le specie soggette all'obbligo, possedere il titolo per la raccolta. Nel 2026 il contributo indicato dalla Regione è di 5 euro per il titolo giornaliero, 10 euro per quello settimanale e 30 euro per quello annuale. Il limite generale è di 3 kg complessivi per persona al giorno.
I funghi devono essere raccolti interi, in modo da permetterne la corretta identificazione, e trasportati in contenitori rigidi e aerati, come i tradizionali cestini.
Sono vietati i sacchetti di plastica e gli strumenti come rastrelli e uncini che possono danneggiare il terreno, il micelio e le radici delle piante. La normativa vieta inoltre di distruggere volontariamente anche i funghi non commestibili o velenosi.
Il fungo velenoso, infatti, fa parte dell'ecosistema tanto quanto quello che finisce nel cestino.
Un patrimonio del bosco da conoscere e rispettare
Andare per funghi nel VCO significa molto più che cercare qualcosa da mettere in padella.
Significa entrare nei castagneti, attraversare faggete e abetaie, risalire antichi sentieri e imparare a riconoscere i diversi ambienti della montagna.
La Valle Vigezzo, la Val Cannobina, la Valle Anzasca, le pendici del Mottarone e le vallate dell'Ossola rappresentano alcune delle aree più conosciute dai cercatori, ma il vero segreto non è necessariamente trovare il "posto migliore". È imparare a leggere il bosco e capire dove e quando le condizioni possono essere favorevoli.
E poi c'è una regola che vale sempre: il bosco non è soltanto un luogo dove raccogliere. È un ambiente vivo, da lasciare il più possibile come lo si è trovato.

