nuovo logo a colori

Creato con : GiaLoSai-Store


facebook
instagram
whatsapp

Scopri e vivi il territorio


facebook
instagram
whatsapp

IRMEL di Omegna: storia della fabbrica dei casalinghi

31-08-2026 10:00

Mauro

Omegna (VCO), Curiosità, Home Curiosità,

Caffettiera della IRMEL di omegna

Per molti anni questa azienda rappresentò una delle realtà più significative del settore dei casalinghi del Cusio

Dalle prime caffettiere in alluminio ai coloratissimi portaombrelli: la storia della IRMEL, una delle aziende che hanno fatto di Omegna un'eccellenza italiana nel settore dei casalinghi.

Quando si racconta la grande storia industriale di Omegna, accanto ai nomi più conosciuti come Bialetti, Alessi e Lagostina merita un posto importante anche la IRMEL, acronimo di Industrie Riunite Metallo e Legno. Per molti anni questa azienda rappresentò una delle realtà più significative del settore dei casalinghi del Cusio, producendo caffettiere, utensili da cucina, articoli per la casa e numerosi oggetti in alluminio.

La sua storia è particolarmente interessante perché racconta non soltanto l'evoluzione di una fabbrica, ma anche la trasformazione dell'intero distretto industriale di Omegna: dalla lavorazione artigianale del metallo alla produzione industriale di massa, dall'alluminio all'acciaio inossidabile e, successivamente, alla concorrenza delle materie plastiche.

La IRMEL nacque nel secondo dopoguerra e arrivò a rappresentare una delle aziende protagoniste del boom economico italiano.

La nascita della IRMEL nel dopoguerra

Le origini della IRMEL risalgono al 1945, secondo la documentazione conservata dal Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. Una testimonianza aziendale colloca invece la fondazione formale al 22 agosto 1946, quando Giovanni Dellavedova e il cognato Renzo Cerutti diedero vita alle Industrie Riunite Metallo e Legno.

La sede iniziale si trovava a Crusinallo, frazione di Omegna, in un territorio che già da decenni aveva sviluppato una fortissima vocazione alla lavorazione dei metalli.

Il nome stesso dell'azienda raccontava la sua produzione originaria. IRMEL lavorava infatti sia il metallo sia il legno e, nei primi anni, Giovanni Dellavedova sviluppò una rete commerciale attraverso la quale venivano raccolti e commercializzati diversi prodotti realizzati dai piccoli produttori della zona del Lago d'Orta.

Posate, pentole, utensili domestici e oggetti di uso quotidiano trovavano così un mercato non soltanto locale, ma anche nazionale ed estero.

La prima grande specialità: le caffettiere

Uno dei settori destinati a diventare più importanti fu quello delle caffettiere.

Nel 1947 la IRMEL acquistò un brevetto relativo a una particolare caffettiera a corpo unico e filtro interno amovibile. Il prodotto venne commercializzato con il nome di Nova Espress.

Era un periodo particolarmente favorevole per questo tipo di produzione. Nel dopoguerra il consumo domestico del caffè stava diventando sempre più diffuso e la caffettiera rappresentava uno degli oggetti indispensabili nelle case italiane.

La IRMEL si trovò inoltre a competere direttamente con una delle aziende destinate a diventare il suo principale rivale: la Bialetti.

Le due imprese appartenevano allo stesso territorio e i loro prodotti erano destinati allo stesso mercato. La tradizione aziendale racconta addirittura dell'amicizia tra Giovanni Dellavedova e Renato Bialetti, che si conoscevano fin da giovani e che, negli anni di maggiore produzione, confrontavano scherzosamente i rispettivi risultati.

Il trasferimento nello stabilimento di Omegna

Nel 1954 arrivò un passaggio decisivo.

La IRMEL trasferì la propria attività da Crusinallo a Omegna, insediandosi nello stabilimento che in precedenza era appartenuto alla Cardini, azienda specializzata nella lavorazione delle lamiere e nella produzione di giocattoli meccanici.

Il nuovo stabilimento offriva spazi e strutture decisamente più adatti alla crescita industriale.

Secondo la documentazione storica aziendale, il complesso comprendeva circa 8.000 metri quadrati e arrivò a occupare circa 200 dipendenti nella precedente attività della Cardini. La IRMEL vi installò inoltre un importante impianto per l'ossidazione anodica dell'alluminio, destinato a diventare fondamentale per una nuova generazione di prodotti.

Il trasferimento rappresentò quindi molto più di un semplice cambio di sede: segnò l'ingresso della IRMEL in una fase decisamente industriale.

L'alluminio colorato conquista il mercato

L'ossidazione anodica permise alla IRMEL di sperimentare una caratteristica che avrebbe contraddistinto molti dei suoi prodotti: l'alluminio colorato.

Non si trattava più soltanto di produrre oggetti funzionali.

L'azienda cominciò a proporre articoli caratterizzati da colori e finiture moderne, perfettamente in sintonia con il gusto degli anni Cinquanta e Sessanta.

Tra i prodotti più conosciuti c'erano i portaombrelli in alluminio anodizzato, che divennero una presenza comune nelle abitazioni e negli esercizi commerciali italiani.

La produzione comprendeva inoltre utensili da cucina, articoli per la casa e prodotti destinati ai negozi.

Particolarmente curiosi erano i cosiddetti "silos", distributori utilizzati nelle drogherie e nei negozi alimentari per prodotti come zucchero e farina, realizzati con una base in alluminio e un corpo in vetro.

La IRMEL arrivò persino a produrre mappamondi in alluminio, dimostrando quanto fosse ampia la gamma di oggetti che potevano essere realizzati grazie alle competenze acquisite nella lavorazione del metallo.

La civetta, simbolo della IRMEL

Uno degli elementi più curiosi della storia dell'azienda è il suo simbolo: una civetta.

Secondo la testimonianza di Guido Dellavedova, l'origine del marchio risaliva all'infanzia del padre Giovanni.

La famiglia Dellavedova viveva a Casale Corte Cerro, dove era affidata alla famiglia una piccola cappella. Sopra il campanile era presente un segnavento con raffigurata proprio una civetta.

Quel particolare rimase nella memoria di Giovanni e successivamente diventò il simbolo della sua azienda.

È un dettaglio apparentemente piccolo, ma particolarmente interessante per comprendere il carattere familiare che rimase sempre alla base della IRMEL.

La tragedia di Giovanni Dellavedova

La crescita dell'azienda fu però segnata da una tragedia.

Nel periodo del trasferimento dello stabilimento a Omegna, Giovanni Dellavedova, che soffriva da tempo di problemi renali, dovette sottoporsi a un intervento chirurgico a Torino.

L'operazione ebbe un esito drammatico e Giovanni morì a soli 36 anni, lasciando la moglie Rosita Cerutti e il figlio Guido.

La situazione avrebbe potuto segnare la fine della IRMEL.

Accadde invece qualcosa di molto particolare: Rosita, appena ventinovenne, decise di assumere direttamente la guida dell'azienda.

In un'epoca nella quale la presenza femminile ai vertici delle imprese era tutt'altro che comune, Rosita Cerutti diventò così una delle figure più importanti della storia della IRMEL.

Rosita Cerutti, una donna alla guida della fabbrica

Rosita non si limitò a ricoprire formalmente il ruolo di titolare.

Le testimonianze ricordano una donna estremamente presente nella vita dell'azienda, tanto da seguire direttamente le diverse fasi dell'attività produttiva.

La sua determinazione contribuì a mantenere in crescita la IRMEL durante gli anni del boom economico.

Nel frattempo l'azienda arrivò a contare circa cento dipendenti, diventando una realtà significativa nel panorama industriale omegnese.

Nel 1960, Rosita si risposò con il medico Giusto De Pascale, che la affiancò nella gestione dell'azienda.

La famiglia continuò quindi a essere protagonista della storia della fabbrica.

L'arrivo dell'acciaio inossidabile

Gli anni Sessanta portarono però grandi cambiamenti nel settore dei casalinghi.

La diffusione delle materie plastiche, e in particolare del Moplen, introdotto nell'industria italiana dopo gli studi di Giulio Natta, cominciò a mettere in difficoltà i tradizionali produttori di oggetti metallici.

Molti prodotti che in precedenza venivano realizzati in alluminio potevano ora essere fabbricati in plastica, spesso a costi inferiori.

La IRMEL cercò di reagire diversificando la propria produzione.

A partire dagli anni Sessanta venne sviluppata anche la produzione di caffettiere e utensili in acciaio inossidabile 18/10, affiancando questo materiale all'alluminio, che rimaneva uno dei punti di forza dell'azienda.

Questa trasformazione testimonia la capacità dell'azienda di adattarsi ai cambiamenti del mercato.

La IRMEL e le aziende del Cusio

La storia della IRMEL non può essere separata da quella del grande distretto dei casalinghi di Omegna.

Nello stesso territorio operavano aziende come Bialetti, Alessi, Lagostina, Calderoni, Piazza e numerose altre imprese più piccole.

Queste aziende, pur producendo articoli differenti, condividevano competenze, fornitori, lavorazioni e una tradizione industriale sviluppatasi nel corso di generazioni.

Il risultato fu la nascita di un vero e proprio polo industriale del casalingo, uno dei più importanti d'Italia.

La IRMEL rappresentava una delle realtà che contribuivano a questa specializzazione, soprattutto attraverso la produzione di caffettiere e articoli in alluminio.

Gli anni Ottanta e la nuova gestione

Nel 1981 Rosita Cerutti lasciò la guida dell'azienda al figlio Guido Dellavedova.

Guido, ingegnere, iniziò una nuova fase nella storia della IRMEL, cercando di migliorare ulteriormente i processi produttivi e commerciali.

Negli anni Ottanta l'azienda continuò a puntare sull'alluminio, mentre la produzione di articoli in acciaio diventava progressivamente più difficile da sostenere economicamente.

Alla fine degli anni Ottanta venne quindi ridimensionata la produzione di macchine in acciaio e l'azienda tornò a concentrarsi maggiormente sul proprio storico punto di forza: l'alluminio.

Nacque in questo periodo anche un nuovo prodotto destinato a rappresentare una delle ultime evoluzioni della tradizione IRMEL: la Maggiolina, una caffettiera in alluminio.

La crisi e la fine della produzione

Con il passare degli anni, però, la concorrenza internazionale divenne sempre più forte.

Il mercato dei casalinghi cambiò profondamente e molte produzioni italiane dovettero confrontarsi con prodotti realizzati in Paesi dove i costi industriali erano inferiori.

La documentazione archivistica relativa alla IRMEL indica il periodo di esistenza dell'impresa tra 1945 e 2005, con la chiusura dell'attività collocata nel 2005.

Esistono tuttavia fonti locali che ricostruiscono una continuità dell'attività fino alla successiva gestione di Guido Dellavedova, indicando la conclusione definitiva della fabbrica nel 2015, alla sua morte. È quindi opportuno distinguere tra la data di cessazione della società storica e quella della definitiva conclusione dell'attività collegata alla famiglia Dellavedova.

L'ex stabilimento IRMEL oggi

La storia della IRMEL non è però completamente scomparsa dal paesaggio di Omegna.

L'ex edificio IRMEL è ancora presente in città ed è oggi oggetto di un progetto di recupero.

Nel luglio 2026 il Comune di Omegna ha approvato il Documento di fattibilità delle alternative progettuali relativo al recupero dell'edificio per la realizzazione di un parcheggio multipiano, con un quadro economico indicato in circa 9,9 milioni di euro.

È un passaggio importante perché dimostra come gli edifici delle vecchie industrie omegnese continuino a rappresentare una parte significativa del patrimonio urbano della città.

Una piccola grande storia dell'industria omegnese

La vicenda della IRMEL è quella di un'azienda che forse oggi è meno conosciuta rispetto a Bialetti o Alessi, ma che ebbe un ruolo importante nella storia industriale di Omegna.

Dalle prime attività legate al legno e al metallo alle caffettiere Nova Espress, dagli utensili domestici ai portaombrelli colorati, dai distributori per le drogherie all'acciaio inossidabile, la IRMEL seppe seguire per decenni l'evoluzione dei gusti e delle esigenze dei consumatori.

Ma la sua storia è fatta anche di persone: Giovanni Dellavedova, che fondò l'azienda nel dopoguerra; Rosita Cerutti, che dopo la morte del marito ne assunse coraggiosamente la guida; Guido Dellavedova, che raccolse l'eredità familiare e accompagnò l'impresa nelle ultime fasi della sua lunga storia.

Oggi, mentre l'ex stabilimento si prepara a una nuova destinazione, rimane il ricordo di una fabbrica che contribuì a fare di Omegna una delle capitali italiane del casalingo.

E forse è proprio questo il modo migliore per ricordare la IRMEL: non soltanto attraverso i suoi prodotti, alcune caffettiere e oggetti che ancora oggi vengono ricercati dai collezionisti, ma attraverso il ruolo che questa azienda ebbe nella costruzione dell'identità industriale di Omegna e dell'intero Cusio.

Baveno

Cannobio

Casale corte Cerro

Crevoladossola

Domodossola

Gravellona Toce

Mergozzo

Omegna

Ornavasso

Orta San Giulio

Stresa

Verbania

Villadossola

 

Arona

Belgirate

Borgomanero

Lesa

Meina

Pella

Home

Registra la tua attività

Contatti

 

Privacy policy

Cookie policy

Termini e condizioni

P. Iva 02646890034

Email : gialosaivco@gmail.com

 © 2026 - GiaLoSai-VCO

Create Website with flazio.com | Free and Easy Website Builder